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“Bologna e le acque, disegni e sculture di Giuseppe Parenti”, una mostra a cura di Artecittà

Data: 8 gennaio 2017

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Si tratta di un’esposizione, a carattere didattico-divulgativo, di una cinquantina di opere, tra disegni e sculture, dell’artista Giuseppe Parenti (socio di Artecittà), accompagnate da materiale esplicativo e di approfondimento dei temi a cui sono ispirate le opere stesse.

Il tema narrativo generale della mostra è il rapporto tra la città ed il suo territorio e l’acqua, in tutte le sue possibili accezioni:

- le acque, la localizzazione della città e il suo disegno;

- le acque a difesa della città;

- l’acqua e l’alimentazione dei cittadini;

- l’acqua come materia prima in alcune produzioni storiche della città;

- le vie d’acqua nel territorio bolognese;

- l’acqua come fonte di energia per la città;

- le bonifiche e il controllo delle acque nella storia della città e del suo territorio.

Naturalmente disegni e sculture hanno la funzione di incuriosire il visitatore, attirando la sua attenzione sui temi via via trattati e sollecitandone l’approfondimento, attraverso la lettura e la visione del materiale illustrativo a corredo delle opere artistiche.

Vi è una figura di accompagnamento alla mostra: l’ “Umarell”, creata dall’artista Giuseppe Parenti, presente  in buona parte delle opere esposte e che rappresenta il cittadino bolognese, attento e curioso testimone, nel tempo, di quanto gli succede attorno.

In sostanza la mostra è un colorato teatro di figure per raccontare la storia secolare delle acque a Bologna

e nel suo territorio.

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Elenco sintetico dei temi trattati

Tema n. 1

 L’ambiente naturale, la nascita della città,

 l’antropizzazione del territorio

1.1   – I villaggi villanoviani e la città etrusca di Felsina lontano dalle paludi, ai  piedi delle prime propaggini collinari dell’Appennino, tra i torrenti Ravone ed Aposa.

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1.2 – La deduzione della colonia latina di Bononia, tra il Rio Vallescura e il torrente Aposa, e la centuriazione dell’alta e media pianura padana.

1.3 – La linea di massima pendenza della conoide alluvionale dell’Aposa e il tracciamento “secundum natura” del cardus maximus e del decumanus maximus di Bononia (189 a.C.). La successiva costruzione della Via Aemilia (187 a.C.) produce un’ anomalia che caratterizzerà per sempre il disegno della città.

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Tema n. 2

 Le acque a difesa della città

2.1 – La riduzione tardoantica di Bononia, l’erezione della prima cinta muraria  cosiddetta “di selenite” e la funzione difensiva dell’Aposa e dell’Aposella.

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2.2 – L’alveo del Rio Vallescura, il canale di Reno e un ramo del canale di Savena alimentano il fossato a difesa della seconda cinta muraria cosiddetta “dei torresotti” o “del Mille”, eretta alla fine del XII° secolo.

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2.3 – Le acque a difesa della terza ed ultima cinta muraria, quella trecentesca.

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2.4 – La fine della funzione difensiva delle mura nell’Italia unita. La demolizione delle mura di Bologna, l’interramento dei fossati difensivi e la lottizzazione dei terreni riguadagnati alla città.

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Tema n. 3

L’acqua per uso alimentare

3.1 – L’acquedotto romano in età augustea (fine I° sec. A. C.).

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3.2 – L’acquedotto romano cade in disuso in età tardoantica (fine V° secolo): da quel momento fino a dopo l’Unità d’Italia i bolognesi berranno l’acqua tratta da cisterne e pozzi (acque freatiche).

3.3 – Il restiling tardocinquecentesco del centro della città. Anche Bologna, seconda città dello Stato Pontificio, avrà finalmente come Roma le sue belle fontane (Fontana Vecchia e Fontana del Nettuno). Le opere di captazione dell’acqua nella prima collina (sorgente di Valverde e fonte Remonda), per alimentare queste fontane.

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3.4 – L’inquinamento dei canali cittadini e delle falde freatiche che alimentano i pozzi bolognesi: le ricorrenti epidemie di colera nel corso dell’Ottocento.

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3.5 – La riattivazione dell’antico acquedotto romano ad opera dell’ing. Antonio Zannoni (1862-1881).

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3,6 – L’acqua dell’antico acquedotto romano soddisfa solo per il 20% il fabbisogno idrico odierno di Bologna. Il restante 80% è tratto dal sottosuolo con profondi pozzi artesiani. Il problema della subsidenza a Bologna.

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Tema n. 4

Il sistema idraulico artificiale di Bologna:

L’acqua come materia prima in alcune produzioni storiche della città.

4.1 – I maceri, per la macerazione della canapa, nelle campagne bolognesi.

4.2 – La monda del riso nelle risaie della bassa bolognese.

4.3  – Il duro lavoro delle lavandaie in città.

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4.4 – La trattura del filo di seta nelle filande.

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4.5 – Le cosiddette “operazioni di riviera” nelle pellacanerie bolognesi che producevano pergamene e pelli.

4.6 – L’utilizzo della stoppa di canapa e il riutilizzo degli stracci di canapa e di lino per la fabbricazione della carta: lo “stracciarolo”.

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Tema n. 5

Il sistema idraulico artificiale di Bologna:

Le vie d’acqua per il trasporto di persone, materiali e merci.

5.1 – La navigazione antica nel basso Reno, nelle valli e nel Po  fino all’Adriatico: i grandi traffici commerciali dal Tirreno e dall’Adriatico verso Felsina (Kainua, nella bassa valle del Reno, e Spina, porto franco alle foci del Po, i due importanti terminali commerciali della capitale etrusca).

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5.2 – La grande impresa in età augustea: il trasporto per vie d’acqua (navigazione antica: con le naves caudicariae in corrente lungo il Medoacus Minor  fino alla laguna di Venezia; trasbordo su navi per la navigazione marittima di cabotaggio in Adriatico fino alle foci del Padum; di nuovo trasbordo su naves caudicariae per risalire con alaggio il Padum fino al Rhenus ed infine il Rhenus  fino a Bononia)  di alcune decine di migliaia di tonnellate di trachite dalle cave di estrazione sui colli Euganei fino a Bononia, per lastricare le strade di questa città.

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5.3 – La navigazione moderna verso l’Adriatico: il canale Navile, via d’acqua di collegamento della città con il Po di Primaro, l’Adriatico, Venezia e il mondo intero.

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5.4 – I nuovi collegamenti stradali ( la strada “Porrettana”, realizzata nella prima metà dell’Ottocento) e ferroviari (linea ferroviaria a binario unico inaugurata nel 1867) e la decadenza del trasporto per vie d’acqua. Chiusura definitiva del Porto Navile  prima dell’ultima guerra e fine del trasporto sul Navile, tra Corticella e Malalbergo, nell’immediato dopoguerra.

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Tema n. 6

Il sistema idraulico artificiale di Bologna:

L’acqua come fonte di energia

6.1 – I mulini da grano, lungo il canale “delle Moline”, e i mulini da seta tra il canale di Reno e il Cavaticcio: due diversi tipi di macchine, che sfruttavano entrambe in maniera ottimale la spinta dell’acqua.

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6.2 – La centrale elettrica al Battiferro sul canale Navile.

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6.3 – La situazione oggi: le centraline idroelettriche del Cavaticcio, della Canonica e della Grada, esempi di sfruttamento ottimale dell’energia dell’acqua per la produzione di energia elettrica.

 

 

Tema n. 7

L’acqua come decoro nella città e come ristoro per i bolognesi nel tempo libero

7.1 – Specchi d’acqua, fontane e giochi d’acqua in città.

7.2 – Il bagno nei canali e nelle fontane.

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Tema n. 8

Il controllo delle acque in città e la bonifica

della pianura bolognese.

8.1 – Tre importanti interventi di bonifica della bassa bolognese nella storia passata: il “Cavamento Foscaglia”,grande opera voluta da Giovanni II° Bentivoglio in accordo con i signori di Ferrara e portata a termine nel 1487;  il “Cavo benedettino”, promosso dal papa bolognese Benedetto XIV° tra il 1745 e il 1749 e portato a termine dal Legato di Papa Pio VI° Ignazio Boncompagni Ludovisi tra il 1767 e il 1789; infine il Cavo Napoleonico (Scolmatore del Reno), iniziato in età napoleonica all’inizio dell’800, ma portato a compimento solo negli anni cinquanta del Novecento.

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8.2 – Il controllo e la gestione delle acque oggi:  le autorità di bacino del Po (bacino del Panaro) e del Reno, il Consorzio del Canale Emiliano-Romagnolo, i consorzi della bonifica Burana e Renana, nonché i consorzi delle chiuse e canali di Reno e Savena.

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Rimandiamo alla pagina facebook di Artecittà per la visione delle immagini relative alla giornata inaugurale della mostra

e a tutti gli eventi correlati.

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